Il mistero del vecchio Ancorone

Fascino e mistero al buio È credenza di molti che il lago abbia poco da offrire come spunti di immersione e certamente è vero che non può competere con ambienti ben più spettacolari come mari, fiumi o grotte. Tuttavia anche il lago, così freddo e scuro, ogni tanto regala la sua parte di fascino e mistero, com’è il caso di questa storia.

Metti una sera d’inverno, una delle tante. Freddo pungente, qualche fiocco di neve che timidamente inizia a cadere, pochi sparuti passanti sul lungolago. Qualcuno azzarda un’occhiata furtiva nella nostra direzione, quando, indossate muta e bombole, ci dirigiamo a passo deciso verso le scure acque lacustri. Pare di leggere i loro pensieri: “pazzi”. Ma per noi non è nient’altro che un’immersione normale in una sera normale, come tante altre fatte nel Lago Maggiore. Il piano è di fare una passeggiata tranquilla sott’acqua: niente esercizi, niente foto, niente film. Totalmente avvolti dall’oscurità pinneggiamo seguendo il fondale quando, ad un certo punto, vediamo una sagoma sconosciuta sorgere dagli abissi e definirsi piano piano davanti a noi.

Non è la prima volta che andiamo in quel luogo e le poche attrazioni che giacciono sul fondale le conosciamo tutte. Siamo a circa quaranta metri di profondità, a quella quota in teoria non dovrebbe esserci proprio niente. Eppure eccola li, la sagoma, indiscutibilmente davanti a noi.

Dopo un primo momento di stupore ci avviciniamo alla piacevole novità per dare un’occhiata alla luce della torcia: sembra… potrebbe essere… è… ma si, per la miseria: è proprio una vecchia ancora! Ceppo in legno e fuso, di cui se ne intravedono solo pochi centimetri, in ferro. Il resto è tutto custodito sotto il fondale fangoso del lago. E chissà da quanti anni è li, chissà a quale imbarcazione apparteneva. Chissà. Milioni di domande passano nella testa in quel momento.

Eccitati, proviamo a scavare un pochino, e qualche ulteriore centimetro di fuso viene alla luce, ma in breve il polverone creatosi dalle operazioni di scavo non permette più di andare avanti, così ce ne andiamo, non prima ovviamente di aver segnato profondità e cercato un punto di riferimento nelle vicinanze.

Fascino e mistero al buioLa promessa è di tornarci a breve, e cosí facciamo, mettendo in pista un piccolo sistema di sorbona artigianale che ci permette di scavare meglio ed in maniera più pulita. Ripetiamo l’esperienza di scavo con la nostra sorbona per quattro o cinque volte, durante le quali riusciamo a liberare completamente il ceppo e una parte di fuso. Delle marre ancora nessuna traccia per il momento, ma noi non demordiamo.

La possibilità di portare alla luce questo pezzo di storia che il lago ha custodito fino ad oggi nelle sue profondità ci entusiasma ed emoziona. Dalle prime informazioni ottenute potrebbe essere l’ancora di una vecchia chiatta adibita al trasporto di sabbia e dovrebbe in quel caso risalire a fine ‘800 o inizio ‘900, ma aspettiamo di averla liberata tutta per poter fare delle ricerche più precise.

Affaire à suivre!

Stella

Co-Founder of TUE. Underwater photographer & diving instructor. Food & wine lover. Amateur runner. Passionate snowboarder. Traveller.

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